O Kitegen o barbarie (breve storia energetica della civiltà)

By eugenio saraceno, 2012/04/13


Spero mi perdonerete l’intento ambizioso di questa breve storia energetica della civiltà, ovvero dimostrare che l’ultima speranza per fermare la crisi planetaria e rilanciare l’economia su basi più sane e sostenibili è lo sfruttamento di un nuovo giacimento di energia ad alto EROEI e l’ultimo giacimento con tali caratteristiche è il vento d’alta quota.
Si definisce Energy Return On Energy Investment (EROEI) di una fonte il rapporto tra energia ottenuta dalla fonte ed energia impiegata per estrarla. Vi sono fonti di energia anche più abbondanti del vento di alta quota, come la luce solare ma i sistemi di trasformazione in energia elettrica di tale fonte hanno tipicamente EROEI inferiori a 10 (unità di energia ottenute investendo una unità), più bassi dunque di quelli del petrolio o del gas estratti oggi da giacimenti convenzionali (EROEI tra 10 e 20) o del carbone (tra 80 e 60) vedi articoli su The Oild Drum. Torneremo in un successivo articolo ad approfondire il significato di questi aspetti, non prima di aver fornito un quadro sufficientemente completo del ruolo dell’energia nell’economia.
Sopravviviamo grazie all’energia e tutto ciò che consumiamo o facciamo ha una certa percentuale di energia incorporata (Embodied Energy o Emergy). Il legame tra la quantità di energia che consumiamo ed il nostro stile di vita è evidente; meno evidente ma non meno importante è il legame tra quantità di energia che riusciamo ad ottenere investendo un’unità di energia ed il nostro stile di vita. In buona sostanza i prodotti e i servizi che noi consumiamo accumulano un patrimonio energetico durante le varie fasi della lavorazione e dello smaltimento finale, ma anche durante il consumo stesso. Ad es. il servizio Settimana Bianca contiene sicuramente molta energia (cannoni sparaneve, pasti, servizi climatizzazione albergo, seggiovie) ma anche per essere fruito (viaggio in automobile verso la località). I lavoratori e i capitalisti (es.la proprietà della catena alberghiera) che collaborano alla fruizione della vostra vacanza percepiscono parti del valore del pacchetto vacanza, sotto forma di reddito o profitto che poi ciascuno di essi utilizza per fruire di servizi e prodotti anch’essi contenenti energia. Se ci pensate un pò sopra troverete che tutto contiene energia e se ,come è evidente, il 100% del PIL (che è un dato annuale) non è dedicato alla spesa energetica è solo perchè una buona parte dell’energia che costituisce il vostro prodotto/servizio è stata spesa in anni precedenti al dato PIL attuale (anche molti anni prima, come ad esempio l’energia utilizzata per costruire e manutenere fino ad oggi l’albergo della vostra vacanza, del quale ogni singolo pezzo ha richiesto energia, lavoro umano e capitali per essere prodotto, trasportato ed assemblato in cima alla montagna). Dunque se apparentemente una famiglia media spende solo il 30% del reddito in energia vera e propria (carburanti,elettricità, riscaldamento, cibo) anche l’altro 30% che spende per pagare il mutuo sulla abitazione è una spesa energetica anche se quell’energia non è stata consumata esattamente quest’anno, e non è che le altre spese (es telefonino o abito nuovo) siano esenti dalla onnipresente tassa energetica.
Pertanto, se il vostro reddito è energia, spesa in qualche istante del tempo, risulta chiaro che l’energia spesa per produrre una unità di energia conta ai fini di cosa potete acquistare con il reddito stesso. Più energia (reddito) ci vuole per produrre una unità energetica più reddito sarà necessario per acquistare il prodotto/servizio fatto con quell’energia. E la quantità di energia necessaria per produrre una unità energetica è l’inverso dell’eroei della fonte da cui è estratta quindi maggiore è l’eroei delle fonti a cui avete accesso, maggiore sarà la quantità di consumi che potrete avere con un dato reddito. Questo è il legame tra stile di vita ed eroei. Se una civiltà utilizza percentuali di diverse fonti energetiche l’eroei tipico di tale civiltà si potrebbe misurare con una combinazione lineare pesata delle varie percentuali con gli eroei relativi a ciascuna fonte. Il grado di benessere materiale medio di una civiltà, dopo un congruo numero di anni di sviluppo (ricordiamoci l’energia che si spende anno per anno in infrastrutture) è così legato alla qualità delle fonti energetiche che utilizza in termini di eroei.

(fine parte 1. Continua)

19 Responses to “O Kitegen o barbarie (breve storia energetica della civiltà)”

  1. Mario says:

    Questa è la terza versione della contrapposizione, dopo il famoso Socialismo o Barbarie e il recente Decrescita o Barbarie di Cacciari. Molto esplicito è l’esempio della settimana bianca come nostro benessere che ha bisogno di un apporto straordinario di energia. Ce ne sarebbe altri come i viaggi esotici in cerca di avventure. Va detto che molti dei nostri bisogni, soprattutto quelli che implicano un alto consumo di energia sono indotti. Ma una discussione su questo ci porterebbe molto lontano. Ad esempio quando qualche mia amica mi parla dei suoi viaggi sempre dove magari è stata delusa dai luoghi, dal gruppo ecc allora mi verrebbe voglia di replicare che avrebbe potuto fare un altro tipo di viaggio e di avventura, spostandosi solo di qualche strada o di qualche piano… magari utilizzando solo energia personale… vabbè scusate per l’abbassamento di tono

  2. Paolo Moretti says:

    Premesso che mi ritengo un sostenitore del KiteGen e vorrei vederlo implementato sulla più ampia scala possibile, non posso fare a meno di chiedermi QUALE civiltà vogliamo perpetuare. Quella della finanziarizzazione sfrenata, della cementificazione, del consumismo? Quella che sta conducendo il pianeta nel baratro della sesta estinzione di massa? Senza un ripensamento profondo dell’attuale paradigma temo che il generoso apporto di energia pulita del KiteGen e delle altre FER servirà solo a rimandare il collasso.
    Spero naturalmente di sbagliarmi.

  3. Mario says:

    Hai ragione Paolo, la finanziarizzazione è un pericolo di per sé, in ogni caso. Lo è stato anche per il KiteGen, che invece di essere finanziato è stato oggetto di operazioni/giochi di finanziarizzazione, che perdevano via via di vista l’oggetto fisico e tecnologico, perdevano di vista il valore delle persone, delle conoscenze. Ma è la cultura di oggi che plasma e distorce le coscienze, e spesso le persone manco se ne accorgono.

  4. Luca says:

    L’intervento “Focus sulle tecnologie – Quali vie fattibili per la de-carbonizzazione?” di Ricardo Casale (ex ENEA) nel convegno “Il mercato insidiato dell’energia, tra successi, sussidi, oneri, decarbonizzazione, corsa tecnologica e privatizzazioni incompiute” del 12/4/2012, fa una disamina di TUTTE le tecnologie che potrebbero contribuire alla produzione d’energia in Italia, e IGNORA COMPLETAMENTE l’eolico d’alta quota.
    Se non erro, IN TUTTO IL CONVEGNO l’eolico d’alta quota non è mai stato menzionato. KiteGen dovrebbe protestare.

    Vorrei segnalare come l’eolico d’alta quota viene sistematicamente ignorato da chi dovrebbe occuparsene. Per esempio ho appena ascoltato l’intervento di Riccardo Casale (ex consigliere Enea) intitolato

    http://www.radioradicale.it/scheda/350120/il-mercato-insidiato-dellenergia-tra-successi-sussidi-oneri-decarbonizzazione-corsa-tecnologica-e-privatiz

  5. Luca says:

    Scusate l’interruzione. Il convegno di cui parlavo vedeva la partecipazione di importanti politici, confindustriali, dirigenti.

    Anche il grande sito di “ecomagination” di General Electric, dedicato alle alternative nella produzione energetica, menziona l’eolico in quota una sola volta, per screditarlo in due righe limitandolo alle turbine volanti (arborne turbines) dichiarate a rischio di precipitare sulle case circostanti.

    Mi pare evidente che ci sia un’intenzionale messa all’indice dell’unica tecnologia rinnovabile non intermittente giunta allo stato di produzione, proprio a causa della sua capacità di sostituire le tecnologie attualmente in campo.

    Dobbiamo protestare tutti.

  6. eugenio saraceno says:

    @Luca

    Ho seguito il convegno e certamente Casale parlava per se, non per ENEA. L’ente infatti ha citato più volte il Kitegen come tecnologia d’interesse nell’ambito dell’eolico d’alta quota.
    http://www.enea.it/it/enea_informa/documenti/quaderni-energia/energiaeolica.pdf (pag.12)
    http://www.fire-italia.it/20_20_20/FontiRinnovabili_enea.pdf (pag.204)

    Peraltro alcuni dei relatori del convegno hanno manifestato interesse al Kitegen e presto verranno a trovarci.

  7. eugenio saraceno says:

    @Paolo Moretti
    Che tipo di civilizzazione è proprio quello che cerco di indagare con i post che seguiranno. Mi sono sempre più convinto che non sarà l’esaurimento delle fonti fossili che metterà fine alla distruzione dell’ambiente, nè tantomeno alle sperequazioni che si creano tra popoli o tra classi sociali.
    La crisi è sotto gli occhi di tutti ed ha peggiorato le cose dal punto di vista sia ambientale (vedi estrazione ultra inquinante di idrocarburi non convenzionali) che sociale.
    Avere più energia pulita non può essere peggio di così, ma lo argomenterò meglio nei prossimi post. Grazie per il commento.

  8. Luca says:

    Sono veramente felice di ricevere queste buone notizie.

    La finanziarizzazione, e il consumismo (compresa la cementificazione) mi sembrano semplicemente alcune forme moderne di devastanti conflitti di potere. Anche io credo che esista un rapporto profondo tra tali conflitti (e in generale tra l’asservimento più o meno conflittuale, di classi e di aree geografiche) e la disponibilità diffusa dell’energia, e quindi ritengo che lo sfruttamento con mezzi relativamente leggeri di una fonte di energia uniformemente disponibile come l’eolico d’alta quota abbia un potenziale contenuto di cambiamento rivoluzionario (seppure relativamente graduale) nei confronti del sistema economico mondiale altrimenti votato alla rovina.

    Naturalmente poi bisognerà concentrarsi sulla disponibilità di altre risorse, come ad esempio l’acqua potabile, che comunque grazie alla maggiore disponibilità di energia (pulita) dovrebbero risultare notevolmente estese.

  9. eugenio saraceno says:

    @Luca
    Personalmente penso che la strada per utilizzare il Kitegen in favore di un cambiamento del modo di produzione e consumo passi per una serie di tematiche che schematizzerei così:

    produzione di sufficiente energia rinnovabile a basso costo ->
    -stabilizzazione del clima -> scongiurare crisi agricola e rifugiati ambientale
    -aumento della disponibilità di energia procapite e miglioramento della sua redistribuzione -> miglioramento del reddito e dell’istruzione della popolazione mondiale -> stabilizzazione della popolazione -> stop consumo di suolo ed alla deforestazione-> stop al deterioramento delle risorse idriche

    In realtà è più elaborata di così perchè le varie voci interagiscono tra loro, prossimamente proporrò un post con un grafico

  10. Francesco says:

    Secondo me la crisi attuale è dovuta (in buona parte ma non unicamente) alla maggiore difficoltà di estrazione del petrolio… Ricordate il petrolio a 140$ al barile pre-crisi? L’offerta non riusciva più a sostenere la domanda perché l’estrazione di nuovo petrolio (in tempi brevi) era impossibile con l’energia (=petrolio) disponibile; da cui la crisi produttiva; da cui l’aumento del prezzo.
    Dato che la nostra economia è FONDATA/DIPENDENTE sul petrolio gli alti tassi di inflazione attuali sono un riflesso della crisi enregetica. (se fosse solo crisi economica vi sarebbe solo deflazione)
    Per cui, secondo me, crisi energetica +- = crisi economica
    Cambiare conviene.

  11. rbarba says:

    @eugenio
    Vorrei sapere se dall’expo di Shangai sono stati stabiliti dei contatti per la commercializzazione in Cina del Kitegen, penso che vogliano aspettare la fine della fase di test prima di impegnarsi per eventuali acquisti.
    Secondo te i cinesi cercheranno di sviluppare per conto loro la tecnologia o la vorranno acquistare da voi?
    Ci snono stati come Scozia e Norvegia che hanno fatto dei piani per arrivare in futuro (20 anni e oltre) alla indipendenza dalle fonti fossili.
    Ci sono contatti con queste realtà?

  12. eugenio saraceno says:

    @raimondo

    Sicuramente l’expo ha fatto conoscere meglio il KiteGen in Cina ma non saprei valutare se i contatti cinesi su cui stiamo lavorando in questo momento ci abbiano approcciato grazie all’expo o meno.

  13. renato says:

    Termpo fa su sito kitegen si leggeva quanto segue:
    “Concorso: chi ha visto il KiteGen a Shanghai?

    L’Ente organizzatore non ci ha dato alcun riscontro rispetto alle modalità di presentazione del progetto presso l’Expo di Shanghai, al quale non abbiamo potuto partecipare poichè le spese di trasferta erano a carico dei partecipanti. Qualcuno può confermare se il Kitegen è stato effettivamente presentato oppure no?”
    Si trovaVA qui:
    [url=http://kitegen.com/?page_id=302]
    Nemmeno una fotina fatta col cellulare.

  14. Jymer says:

    It is quite possible to make relabewnes into the backbone of America’s energy system in time to meethte challenge of Peak Oil. It is also possible to build the infrastructure that will let America continue moving and innovating. But it is only *possible* right now, not *happening,* because oil- and gas-powered politicians won’t MAKE it happen.There’s another problem with Peak Oil that isn’t addressed here. Beside the cost of a gallon of gas reaching $10 as demand outstrips supply, there’s the question of what we will eat: every herbicide and many fertilizers are made of oil. Food comes wrapped in plastic that is made from oil. Most of what we drink comes in plastic bottles.Then there’s the human environment. This computer I’m using is made with oil. The carpet under my feet? Oil. The desk? Oil. That toothbrush? Oil. Not only do our vehicles run on petroleum, they’re built out of it and run on roads made out of it. All of this will become far more expensive to build and maintain now. So when you read about the GOP-controlled House cutting relabewnes, transit, and infrastructure repair, know that they aren’t helping our long-term deficits. In fact, they are making things much, much worse.

  15. Gabriel says:

    Good point.What’s missing here is any mtienon of sustainable biofuels. At our coop we run on recycled vegetable oil. We use solar thermal for process heat, run our fleet on B100 biodiesel, and return seven renewable BTUs for every one fossil required.Monbiot would love it.At our Industrial facility we run on chicken fat again a waste product.I applaude your taking a swipe at unsustainable biofuels but there are stop gap, community powered solutions to consider.

  16. eugenio saraceno says:

    Thousands of TWh are needed every year and kitegen could produce it. Sustainable biofuels simply cannot supply enough energy to run the world as we know it. How many chicken must be slaughtered to obtain enough fat to make fuel for 50 km trip? or how many french fries we must eat to recycle enough vegetable oil to run heating system for a winter?
    Just do the math, sustainable biofuels can give only a little contribution.

  17. [...] In figura, fatto 100 il costo della mobilità elettrica con batterie elettrochimiche, si pongono a confronto le alternative, anche in relazione all’effetto dell’impatto della mobilità sull’economia. Vedi anche riflessioni su eroei [...]

  18. [...] precedente articolo della serie Storia energetica della civiltà ho parlato di benessere medio perchè se in un mondo ideale tutti i fattori della produzione [...]

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