Questione dei finanziamenti HAWP

By Massimo Ippolito, 2016/08/29

E’ stata posta di frequente la questione dei finanziamenti alla R&D nel settore dell’eolico troposferico. Secondo alcuni, ingenti investimenti pubblici e privati, paragonabili a quelli  profusi in tecnologie come la fusione nucleare, sono stati assorbiti dal settore senza portare ancora nulla sul mercato.

Premettendo che, come si può evincere, ad esempio, da documenti rilasciati dalla world nuclear association http://www.world-nuclear.org/information-library/current-and-future-generation/nuclear-fusion-power.aspx , il programma di ricerca della fusione nucleare prevede investimenti dell’ordine delle migliaia di miliardi di $ e che, ad oggi, sono state già state spese alcune centinaia di miliardi di $, KiteGen dichiara che il costo totale delle proprie attività nel campo dell’eolico troposferico ammontano a circa 12 mln € a tutto il 2015 approssimativamente ripartiti come segue:

  • Sviluppo e mantenimento proprietà intellettuale: € 3 mln
  • R&D, reclutamento e formazione: € 4 mln
  • Promozione, disseminazione: 560k€
  • Ricerca applicata ed industriale, materiali e consulenze: €4,5 mln

Tali risorse sono state derivate da:

  • Progetti finanziati e cofinanziati pubblici italiani: € 670 k€
  • Progetti finanziati e cofinanziati pubblici europei: € 650 k€ (5M€ di valore totale del progetto)
  • Soci ed Investitori privati € 11 mln

Infine, in merito a bandi e progetti pubblici regionali e nazionali finanziati e cofinanziati, cui KiteGen ha partecipato presentando progetti inerenti all’eolico troposferico e che sono stati ammessi al finanziamento e posti al vertice nelle apposite classifiche, Risulta che KiteGen, su un totale di circa 78 mln, ad oggi ha visto (parzialmente) erogati € 1,2 mln circa.

KiteGen come primo attore ha fatto nascere nel mondo numerose iniziative che si pongono in concorrenza con i concetti da essa brevettati. Per quanto riguarda questi supposti competitor stimiamo dalle informazioni rese pubbliche che le risorse pubbliche e private investite (e in una certa misura disperse) nel campo dell’eolico troposferico dai principali soggetti quali Makani, SkySails, Kite Power Systems, NTS, siano dell’ordine dei 100 milioni di €. Anche ipotizzando cifre molto maggiori il confronto con la fusione nucleare o con le migliaia di miliardi di $ investiti nei programmi di Green Energy (fotovoltaico, eolico, maree etc) è in ogni caso improprio ed inammissibile.

KiteGen è sempre pronta a dimostrare, nell’ambito di diligence tecniche condotte da soggetti qualificati, di aver investito con grande successo il proprio impegno raggiunto tutti i propri milestones e portato proprio quest’anno la tecnologia KiteGen a livello di TRL 8 (https://en.wikipedia.org/wiki/Technology_readiness_level), nonché di aver calcolato con affidabilità  il costo per il raggiungimento del TRL9 (la tecnologia nella forma finale)  un importo relativamente  modesto ed una tantum, che include la conclusione dell’industrializzazione, il proseguimento del teaming up, la formazione professionale, l’implementazione delle subforniture specializzate, la qualificazione, la prima ottimizzazione produttiva e finalmente la produzione in serie dei generatori di qualità e dimensione industriale e ben funzionanti. Questo importo definito modesto è dell’ordine del centinaio di milioni, direttamente comparabile con le centinaia di miliardi spesi dagli italiani per il fotovoltaico, ma con il risultato di implementare una fonte che si autoalimenta ed autosostiene economicamente.

Questi ultimi progredendo poi con le proprie risorse, e forti del giacimento ricco ed illimitato di energia a cui si rivolgono, affiancherebbero e poi sostituirebbero tutta la produzione NFER attuale di circa 38 TWh in 5 anni creando solo per iniziare 100mila posti di lavoro veri, ed ancor prima è prevedibile che si scateni un clima di irrefrenabile ottimismo economico e sociale.

La completa ed autonoma comprensione del KiteGen della sua tecnologia e delle sue potenzialità  purtroppo sembra esclusivamente riservata ad una ristrettissima elite di tecnici/scienziati che già hanno realizzato qualcosa di notevole e reale nella propria vita. Per esperienza confidiamo però che il capitolo della la formazione specifica possa fornire al progetto ed in tempi brevi la massa critica necessaria per implementare l’iniziativa industriale. KiteGen, quale “first mover”, ha prodotto pionieristicamente la conoscenza e il saper fare ed ha già formato nel tempo e con i propri mezzi un centinaio di docenti, Phd, ingegneri e professionisti con provenienza internazionale, con alterni esiti tra i quali lo stimolo per la nascita delle principali iniziative in competizione a KiteGen stessa, sorvolando benevolente sull’atteggiamento umano poco corretto, resta l’orgoglio tutto intellettuale di aver lanciato i semi dell’unica possibile fonte di energia abbondante e sostenibile per il futuro dell’umanità.

10 Responses to “Questione dei finanziamenti HAWP”

  1. Davide says:

    Salve sono stato un visitatore del primo open day a Sommariva: a quando il primo impianto vero, che funzioni a regime e fornisca energia alla rete? Mesi, anni o lustri?

  2. Massimo Ippolito says:

    Gli italiani spendono 35 milioni di euro al giorno, ogni giorno dell’anno per sussidiare le rinnovabili parassitiche, Quando verrà capito che questi denari sono decisamente male impiegati e che i programmi pubblici per l’innovazione invece sono stati defraudati, forse potremo rispondere. Ricordo inoltre che gli 11 milioni che i privati hanno investito in KiteGen, buona parte sono andati in tasse e contributi, in particolare il mantenimento dei brevetti sono quasi tutte tasse.

  3. Carlo says:

    Non ho compreso la risposta del signor Ippolito e ripropongo anch’io la stessa domanda di Davide: in base ai budget o business plan societari quando è prevista la realizzazione del primo impianto? Ovvero, quando sono previsti i primi ricavi?
    Grazie

  4. Massimo Ippolito says:

    @Carlo e Davide
    Mi scuso ma racconto e scrivo così spesso la storia e i problemi che ancora negano questa immensa opportunità tutta a favore del genere umano, che mi porta a pensare che tutti gli interessati siano sufficientemente aggiornati.
    http://www.enzopennetta.it/2016/03/cs-intervista-massimo-ippolito/
    https://movimentohyronista.com/2016/08/24/980/
    http://euanmearns.com/high-altitude-wind-power-reviewed/
    Dopo il successo dei prototipi di ricerca ed i primi impianti già realizzati in scala che hanno prodotto energia è stato approntato un dettagliato piano industriale per avviare la produzione delle macchine generatrici KiteGen grazie alle specifiche esaustive ottenute (TRL7).
    Il piano industriale esclusivamente tecnico ammontava a €68M, ma finora siamo riusciti a spendere solo €12M raggiungendo comunque il TRL8 in modo più che soddisfaciente. Stiamo cercando il modo per continuare ad investire, ma ovviamente senza rischiare di sprecare il denaro o la dotazione di risorse che avremmo a disposizione ma le grosse difficoltà ambientali più volte evidenziate lo impediscono. Ora abbiamo riscritto il piano industriale tenendo conto dell’ottimo lavoro che è stato fatto di prototipazione e del completamento dei progetti esecutivi del KiteGen Stem da 3MW e tutti i sottoassiemi, ma aggiungendo le voci di spesa inizialmente impreviste che includono la grande necessità di formazione e selezione delle risorse umane, il loro addestramento, la costituzione di una filiera di sub fornitura, e lo sforzo molto amplificato di disseminazione arrivando a stimare un totale aggiornato di circa 100M€.
    Questo costo aggiuntivo, sempre che basti, è lo scotto che dovremo pagare per la totale assenza di consapevolezza, la rara disponibilità di cultura energetica ed industriale e per forzare gli interessi contrapposti a KiteGen che godono di una buona parte delle decine di miliardi annui che solo in Italia vengono imposti ai cittadini e fluiscono in mille rivoli clientelari. Il nostro obiettivo è e resta quello di costruire intorno al progetto una massa critica di competenza e volontà operativa prima di mostrare la macchina generatrice nella versione definitiva, in questa logica i finanziamenti pubblici sono per noi estremamente importanti per stabilire un principio preventivo di accoglimento e approvazione del nostro lavoro. Ma i vari cerchi magici intorno a chi nel tempo ci governa sono invalicabili. Infine se mi permettete sono stanco di vedere la nascita di concorrenti nel mondo che si appropriano e provano ad approffittare dei trovati di KiteGen senza cercare alcuna sinergia.

  5. Claudio says:

    Buongiorno,

    ci sarà forse un aumento di capitale entro l’anno o nei primi 6 mesi del 2017 ?

    Grazie.

  6. Andrea C. says:

    Buongiorno,
    leggo che kitepowersolutions.com porta avanti un percorso simile…
    i giornalisti di Repubblica non vi conoscevano?
    ci sono violazioni di brevetti? Con quello che vi costano…

  7. Massimo Ippolito says:

    @Claudio
    KGV è una spa che accoglie partners, collaboratori e finanziatori, ci scusiamo se il processo di adesione non è esposto in modo palese in quanto ci espone a fastidiose ingerenze, benchè, per questioni dimensionali ed a norma di legge, non sia ancora di pertinenza istituzionale dell’autority.

    @Andrea
    Il percorso verso l’eolico troposferico lo avviano in molti, pensando di poter avere idee alternative a KiteGen, tali da potersi porre in concorrenza.
    Quando poi questi iniziano a studiare la questione nel dettaglio si accorgono che KiteGen ha già affrontato le varie questioni architetturali e tecnologiche ed è in anticipo di almeno 5 anni su tutto ciò che è necessario ed indispensabile fare inclusa la proprietà intellettuale.

    Posso citare wind lift, joby energy, skySail, enerkite, kitenrg, wow/zefiro, magenn, altaeros, guandong ed altri.
    Quasi tutti falliti in quanto dagli investitori viene richiesta la piena legittimità ad operare.

    I problemi sono proprio questi un sacco di gente nel mondo si entusiasma del concetto, decide di investirci ma espone un atteggiamento ed un approccio particolarmente presuntuoso e non collaborativo, quanto i giornalisti di Repubblica, come quelli di Quale Energia ed altri che non hanno nessuna idea della profondità e della articolazione del processo in corso di cui KiteGen è portatrice. Questa è chiaramente una diseconomia che va a svantaggio del bene collettivo, in quanto la fonte che propone KiteGen e inanzitutto da vedersi come denaro fresco che ricadrebbe sul territorio con l’effetto leva tipico di almeno 10 volte, è su questa base che chiediamo a tutti un impegno dialogante per far entrare KiteGen nella agenda politica.

  8. Denis Zambon says:

    Complimenti infiniti a Massimo Ippolito che seguo dagli esordi quindi da qualche lustro nella sua pionieristica a rivoluzionaria invenzione. Io credo che si dovrebbe iniziare a sollecitare le amministrazioni regionali per trovare una base ampia di rappresentanti del popolo disposti a creare le condizioni necessarie a spingere maggiormente alla diffusione dell’idea in modo che si creino condizioni favorevoli e incentivi allo sviluppo di questa tecnologia.
    Per me è chiaro che chi governa l’occidente generalmente non ha una reale intenzione di abbandonare il business legato al petrolio dunque l’unica possibilità sono le persone che si mobilitano e che creano la forza per poter far avanzare questo progetto.
    Non è possibile che una scoperta di tale portata possa essere ignorata per sempre sempre che tutto non continui nel silenzio attuale, pochissimi la conoscono, pochissimi ne parlano etc..etc…

  9. LEO says:

    This will be the first of a significant scale in the UK and only the second in the world after a research project in Italy.

    http://www.independent.co.uk/environment/kite-power-station-scotland-wind-turbine-plant-electricity-a7348576.html

  10. Massimo Ippolito says:

    @Denis Zambon
    Ti ringrazio per il gradito riconoscimento.

    Approfitto per condividere un ragionamento:

    Anche visto dall’esterno ci sono probabilità non nulle che KiteGen possa essere un driver economico con un impatto non trascurabile sulla condizione declinante dell’Italia. La bolletta energetica italiana batteva sui 50 miliardi annui, ora meno per la crisi. Se questa energia fosse prodotta in modo progressivo dall’interno l’effetto economico si raddoppierebbe in quanto si risparmia sulla bolletta fonti fossili e si genera valore primario. (vedi http://euanmearns.com/lcoe-and-the-cost-of-synthetic-jet-fuel/)

    Questa cosa non succede con altre fonti in quanto si tratta di importare pesantemente dall’estero o i dispositivi (per esempio il fotovoltaico) o i carburanti (per esempio le turbine a Gas). L’opportunità è compresa da molti infatti abbiamo molte complesse negoziazioni aperte a partire da Enel, alcune realtà Cinesi e Taiwanesi, Exxon Mobil, i partners della supply Chain ecc. ecc.

    Ora che abbiamo recentemente concluso con soddisfazione il progetto dalla ricerca fino al livello di definizione dell’iniziativa industriale e possiamo argomentare con dovizia il percorso attuativo che ci risulta evidentemente impattante, certo, breve e relativamente economico.
    Secondo voi esistono enti in grado di ricevere e valutare con la dovuta competenza la nostra proposta e per dovere istituzionale?

    Finora ci siamo rivolti alle iniziative di innovazione e ricerca, ma ora è diverso, questa fase è decisamente superata.

    Quale sarebbe il modo migliore per comunicare ed attivare tali istituzioni competenti, sempre che esistano?

    Abbiamo da poco risposto ad un bando della regione Piemonte denominato IR2, dedicato alla industrializzazione dei risultati della ricerca, che ci sembrava adatto ed opportuno.

    Abbiamo anche incontrato i funzionari regionali diretti da un certo ing. Zezza i quali ci hanno candidamente e spiacevolmente detto che questo progetto non riescono a capirlo e quindi ci aspettiamo una archiviazione della nostra proposta.

    Ora mi sembra inaudito che il perdurante (vedi: http://www.kitegen.com/pdf/PROFUMO_2007.pdf) lassismo e l’incompetenza di funzionari pubblici possa avere come conseguenza la negazione di un superiore vantaggio collettivo ed un potenziale ribaltamento dell’ infausto decorso economico regionale e nazionale.

    Qualcuno ha delle idee da offrirci?

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